È SUCCESSO GENTE! HO REALIZZATO UN SOGNO!
Allora, io camminavo facendomi i cavoli miei come al solito.
Ma c'erano le tizie col banchetto, ovvero quelle persone che, non m'interessa per quale causa finché usano i metodi di merda, arpionavano i passanti per fargli sottoscrivere non so cosa.
Provo a schivare, ma devo pur guardare dove cammino, quindi purtroppo incrocio lo sguardo.
Mi chiama, più o meno la ignoro, mi si piazza davanti, e già quello è terribilmente irritante, la strada è ampia e se mi blocchi così lo prendo come un tentativo d'aggressione.
Comunque, mi tende la mano, altro errore, dato che se non ti ho letteralmente mai visto col cazzo che ti tocco, e parte tutta allegra a chiedermi come mi chiamo.
Io tentenno, non vo a dare il mio nome con tutta sta leggerezza.
Lei insiste, e alla fine mi dice qualcosa tipo "dai, io te lo dico che mi chiamo cristina, e tu? Come ti chiami? E cosa fai nella vita?"
Al che, colgo l'occasione di una vita, e rispondo:
Puoi chiamarmi Sottocolle, e i miei affari mi appartengono.
Lei non recepisce minimamente, e continua a dire che avevo la faccia da informatico (siamo davvero così riconoscibili? Sigh) eccetera eccetera.
Ora, se mi avesse risposto per le rime, forse gli avrei anche offerto qualche quadratino della tavoletta di cioccolato che avevo nello zaino, ma così no.
È finita che praticamente mi insultava perché non volevo dirgli come mi chiamavo e cosa facevo di lavoro, e cercava di guiltripparmi perché non volevo fare qualcosa per le mille storture del mondo.
Però non mi rattristo perché ho realizzato il sogno di dire che ero il signor Sottocolle e che i miei affari mi appartenevano.
Allora, io camminavo facendomi i cavoli miei come al solito.
Ma c'erano le tizie col banchetto, ovvero quelle persone che, non m'interessa per quale causa finché usano i metodi di merda, arpionavano i passanti per fargli sottoscrivere non so cosa.
Provo a schivare, ma devo pur guardare dove cammino, quindi purtroppo incrocio lo sguardo.
Mi chiama, più o meno la ignoro, mi si piazza davanti, e già quello è terribilmente irritante, la strada è ampia e se mi blocchi così lo prendo come un tentativo d'aggressione.
Comunque, mi tende la mano, altro errore, dato che se non ti ho letteralmente mai visto col cazzo che ti tocco, e parte tutta allegra a chiedermi come mi chiamo.
Io tentenno, non vo a dare il mio nome con tutta sta leggerezza.
Lei insiste, e alla fine mi dice qualcosa tipo "dai, io te lo dico che mi chiamo cristina, e tu? Come ti chiami? E cosa fai nella vita?"
Al che, colgo l'occasione di una vita, e rispondo:
Puoi chiamarmi Sottocolle, e i miei affari mi appartengono.
Lei non recepisce minimamente, e continua a dire che avevo la faccia da informatico (siamo davvero così riconoscibili? Sigh) eccetera eccetera.
Ora, se mi avesse risposto per le rime, forse gli avrei anche offerto qualche quadratino della tavoletta di cioccolato che avevo nello zaino, ma così no.
È finita che praticamente mi insultava perché non volevo dirgli come mi chiamavo e cosa facevo di lavoro, e cercava di guiltripparmi perché non volevo fare qualcosa per le mille storture del mondo.
Però non mi rattristo perché ho realizzato il sogno di dire che ero il signor Sottocolle e che i miei affari mi appartenevano.
1